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Il diritto ai permessi per motivi personali è insindacabile.

I dirigenti scolastici non hanno titolo a precludere ai docenti la facoltà di fruire dei permessi per motivi personali. E non hanno nemmeno diritto di interferire sulle decisioni che inducono gli insegnanti a chiederli. E’quanto si evince da una sentenza emessa dal Tribunale di Potenza il 4 ottobre scorso.

Il ricorso è stato patrocinato dalla Gilda degli Insegnanti di Potenza e la difesa tecnica è stata assunta dall’avv. Enzo Faggella, legale di fiducia del Sindacato. L’Ufficio scolastico è stato condannato a pagare 1800 euro di spese legali in solido con il dirigente scolastico. Riportiamo di seguito alcuni obiter dicta della sentenza:

“Dalla lettura combinata del comma 2 dell’art 15 con l’art. 13, comma 9, che subordina le ferie del docente, nel corso delle attività didattiche, a specifiche condizioni ed al potere organizzativo del dirigente, si evince che il diritto ai tre giorni di permesso retribuito non è soggetto ad alcun potere ­ discrezionale – di diniego da parte di quest’ultimo.”.

“….il diniego del dirigente, motivato tra l’altro sulla scorta della esistenza di attività didattiche in corso (il che equivale ad introdurre per i permessi le stesse limitazioni che l’art. 13 prevede solo per una parte delle ferie) e di considerazioni (inammissibili) sul quando e sul come il lavoratore avrebbe potuto effettuare il programmato viaggio, appare illegittimo.”.

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